Di andare sul Garda ancora proprio non se ne parla (ormai il Benaco ci esce dagli occhi complice la vicinanza e il suo essere “jolly” ogniqualvolta le idee sono rare come i capelli che mi sopravvivono in testa) di rimanere a casa men che meno, quando sfogliando un vecchio libro di archeologia italiana (una mia primordiale passione preadolescenziale) mi ritrovo a guardare un gruppetto di colonne che spuntano da una vecchia città romana in provincia di Piacenza, di nome Velleia: “Mmmh, sembra interessante, vuoi vedere che potremmo fare percorrere alla nostra fidata 1200 le strade dell'Emilia occidentale, stavolta?”.
La provincia di Piacenza mi porta istantaneamente in testa la cittadina di Castell'Arquato, uno splendido borgo medioevale che tante volte mi ero prefisso di visitare con un mio grande amico piacentino e con la sua compagna finlandese come padroni di casa, ma che poi purtroppo il loro trasloco definitivo qualche mese fa per la nordica terra dei mille laghi (la Finlandia) non ha più reso possibile: ecco quindi che potremmo accorpare la vista di Velleia con quella di Castell'Arquato, rinunciando così, almeno per oggi, a diventare l'attore della solita commedia gardesana domenicale.
Propongo la cosa alla mia lei, e la sua accettazione mi porta già a fiondarmi su Google Maps per verificare tempistiche e percorsi.
Vada, domenica si va nel piacentino!
Prepariamo il pranzo al sacco il sabato sera (con quattro toast e un vassoio di ananas a fette che poi a causa della fretta pianteremo inesorabilmente in frigo) e alla domenica mattina verso le 10 siamo già in strada in direzione Cremona.
Il cielo ieri era limpido e sereno, ma oggi è dello stesso umore che ho io il lunedì del ritorno al lavoro dalle ferie.
Siamo comunque abbastanza tranquilli per il fatto che le previsioni dicono che nel pomeriggio si schiarirà, quindi non ci poniamo troppi problemi quando tra Vescovato e Cremona prendiamo due gocce di pioggia, ma davvero nulla di preoccupante, a tirar fuori le antipioggia non ci pensiamo nemmeno.
A Cremona, prendiamo la A21 in direzione Fiorenzuola d'Arda dove usciamo dopo 30 km di traffico pressochè inesistente: sono un po' in apprensione per il mio Telepass che in passato mi ha giocato qualche brutto scherzo, ma entriamo ed usciamo dai due caselli senza diventare un tatuaggio sulle sbarre.
Per ora è andata bene.
Prendiamo da subito la direzione giusta: la pianura pian piano comincia ad alzarsi, e vediamo la sagoma delle torri della Rocca di Castell'Arquato stagliarsi alla nostra destra.
La visione è mozzafiato, e mozzafiato è pure il cartello che ci dice che la strada che dovevamo prendere per Lugagnano Val d'Arda, sulla strada per Velleia, è chiusa per una corsa ciclistica.
Ometto ora la sequela di imprecazioni che sciorino dentro la mentoniera del modulare, ma cerco di mantenere un aplomb inglese che in queste situazioni mi difetta sempre, e giriamo la moto per cercare un percorso alternativo
Non sono un gran amante del GPS, ma in questa situazione lo devo proprio usare: non faccio nemmeno in tempo ad accenderlo che di fronte a me si parano i cartelli che indicano la direzione per le rovine romane (ovviamente, visibili solo da una direzione, Italian style...).
Ci fiondiamo su questa bella stradina che sinuosa ci porta fuori dall'abitato, e a un altro incrocio ci fermiamo presso una pattuglia della Polizia Locale che sta bloccando gli incroci per i ciclisti.
Chiediamo se la direzione è quella giusta e la risposta dell'agente mi gela il sangue: “Avete scelto il giorno sbagliato per venire da queste parti, qua è tutto chiuso o deviato per la corsa ciclistica”.
Mi viene da maledire Coppi, Bartali e tutti i vincitori del Giro d'Italia dal 1950 ad oggi, ma i miei propositi infernali sono fermati dall'agente al quale viene però in mente che possiamo comunque arrivare a Carpaneto e prendere una strada sulla sinistra che dovrebbe portarci alle rovine, e che secondo lui è pure segnata!
Ma vuoi vedere che forse un po' di cu-o ci piove in testa anche a noi?
Qualche km ed arriviamo a Carpaneto e anche qui, dopo aver effettivamente trovato il cartello di indicazione per Velleia, ennesima deviazione ed ennesimo giro per le strade interne, ma un addetto alla corsa mi dice che la direzione che stavo prendendo è giusta, solo che è interessata dalla gara anche questa!
Ma cazz...!!!!
Il giovane ci dice che i concorrenti che devono passare di lì sono 2500 (e qui immaginate cosa mi sia in quel momento passato per la testa), ma mi fa passare ugualmente dicendomi di stare sulla destra se incrocio dei ciclisti.
Seguito da alcune macchine alle quali il tipo fa la stessa raccomandazione, mi inoltro per questa strada, e infatti di ciclisti ne incontriamo a decine, ma il tutto prosegue nel rispetto reciproco e senza problemi.

Tra magnifici panorami collinari, arriviamo finalmente a Velleia dove parcheggiamo la moto...



ed entriamo a visitare le rovine.
La chiamano "La Pompei del Nord", questa città, ed indubbiamente è molto bella, anche se mi sembra che forse questo epiteto sia un tantino esagerato.
Per gli appassionati di Storia come noi, questo sito è molto interessante: scoperta per puro caso nel 1747 grazie al ritrovamento di un reperto romano da parte di un sacerdote (una tavola di bronzo con delle iscrizioni), la città accoglie i visitatori come prima cosa con i resti murari di botteghe e di una villa (che danno un'idea di come potesse svolgersi la vita al tempo dei Romani).



Noi e un gatto, che non crediamo sia di epoca romana,

sembriamo gli unici visitatori, e ciò aggiunge quel pizzico di atmosfera che non guasta mai nella visita di un luogo così evocativo.
Il foro è circondato anch'esso da botteghe e da bellissime colonne che leggiamo sono state restaurate negli anni '50, insieme a frammenti di altre strutture dalla enigmatiche iscrizioni romane.
Il tutto è immerso in una cornice verde che dona pace è tranquillità, solo il rumore del vento ci fa compagnia, mentre un timido sole comincia a squarciare il velo di nubi e illumina le rovine di questo posto che siamo davvero contenti di essere venuti a vedere, così ben tenuto e così estraneo al turismo di massa.



Io sono così contento di essere qua, che in preda ad un delirio mistico, tento di mettermi in contatto con gli antichi Romani, ma invano.

Terminiamo con la visita all'Antiquarium, un museo che raccoglie i reperti rinvenuti nell'area archeologica, sia originali che copie...


...e anche altri oggetti che anche se decisamente più recenti, sono ormai diventati reperti pure quelli:

Un'occhiata la diamo poi anche all'area termale, dove apprezziamo l'ingengosità dei romani che avevano costruito un vero e proprio centro benessere dell'antichità.

E' ora di pranzare con i nostri “toastum longobardum” (e con il ricordo dell'ananas che abbiamo piantato a casa a fare da dessert),


e per me è anche ora di piantare una bella craniata contro uno stramaledetto vaso che pende da sopra la fontana che usiamo come abbeveratoio, perchè da buoni previdenti ed organizzatissimi Ténéristi in gita, abbiamo lasciato a casa non solo l'ananas ma anche l'acqua per bere.
Selene, vista la mia esperienza con il vaso, decide di non provarlo sulla nuca

ma di lasciarlo come soggetto-ricordo per il nostro telefono...

Riprendiamo la moto e ci fiondiamo verso Castell'Arquato, per visitare il borgo.
Dopo una mezz'oretta sulle belle strade collinari e senza più ciclisti in mezzo ai maroni,


riguadagnamo la piazzetta di Castell'Arquato, dove decido di fare una piccola pausa post-pranzo e dichiarare guerra ai trigliceridi sospendendo già una dieta iniziata “ben” 15 giorni fa.

Selene, invece opta per una più salutare bottiglietta d'acqua, scelta da me non condivisa ma che nel profondo del mio cuore so essere più sensata.
Iniziamo la visita del borgo: la prima sosta la facciamo al Torrione Farnese, una torre a pianta quadrata costruita tra il 1527 e il 1535

che al suo interno contiene, su quattro piani collegati da una stretta scala a chiocciola, ricostruzioni degli ambienti dell'epoca, con tavole imbandite, armature e vestiti che non possono lasciarmi indifferente.
[/SIZE]Due foto al panorama dall'alto (sì, lo so, questa non è un panorama ma mi piace lo stesso

e usciti dal Torrione, tra comitive di turisti in gita “tranquillo-che-ti-organizzo-anche-la-sosta-al-bagno” e placide famigliole in relax domenicale, percorriamo la ripida salita che porta fin su nel centro storico (anche se tutto il paese è antico e risalente a parecchi secoli fa): io in giubbotto di pelle, stivali e ginocchiere, Selene più leggera ma con ancora addosso la calzamaglia termica da stamattina (escursione termica di almeno 10 gradi in poche ore), in poche parole arriviamo su che saremmo già pronti per essere serviti al cartoccio con una fettina di limone a testa, ma rimaniamo davvero imbambolati a vedere la magnificenza delle costruzioni che si parano di fronte a noi nella piazza medioevale.



Iniziamo la nostra visita con la Collegiata, una maestosa chiesa del 1122...


... che racchiude al suo interno in una cappella laterale dei magnifici affreschi che sembrano realizzati l'altro ieri

Appoggiata ad uno degli affreschi, c'è una enorme croce di legno (moderna), e davvero non mi spiego che cosa ci faccia a contatto diretto di queste meraviglie dell'arte medioevale.
Tocco la croce, ma il fatto che non è ben appoggiata a terra la fa muovere leggermente, e il cuore mi va in gola: non vorrei mai farla scivolare sugli affreschi e farla schiantare per terra, quindi memore della scena di quel film di Mr. Bean in cui distrugge un ritratto di inestimabile valore, consiglio alla mia mano destra di ritornare nella tasca dei jeans e di evitare di lasciare la mia maldestra firma sugli affreschi di fronte a sbigottiti turisti, con una croce di due metri come penna formato maxi.
Usciti dalla Collegiata, al cui esterno una mora che se la tira all'inverosimile si sta facendo fare delle foto dal moroso in pose che sembra Naomi Campbell di fronte alla Vela di Dubai, ci spostiamo verso la Rocca, dove un bel giardino mi dà un po' di frescura dalla sauna del giubbotto da moto addosso.
Entriamo nella Rocca, e iniziamo a salire le scale che portano fin su sulla torre più alta, e anche qui ogni piano rappresenta un tema: c'è quello dove spiegano come è stata eretta la torre (con modellini dell'epoca delle macchine e delle tecniche di costruzione), quello dove illustrano le fasi degli assedi con le catapulte e le tattiche di presa dei castelli, e quello dove trova spazio una piccola mostra di fotografia con immagini del castello in tutte le stagioni.

Mentre saliamo, un bimbo affascinato dalle mie ginocchiere e stivali mi scambia ad alta voce per un cavaliere medioevale, e il papà gli risponde “Ma no, è un motociclista con la sua attrezzatura”, ma dalle sue parole avverto un non so che di compatimento per uno che sta affrontando quattro rampe di scale che sembra Messner nella conquista dell'Annapurna...
Arriviamo in cima alla torre con le palpitazioni in zona rossa e la lingua a livello delle ginocchia, ma il panorama ci ripaga di ogni fatica: tra le merlature, si ha una vista assolutamente magnifica su tutta Castell'Arquato, e l'occhio spazia a km di distanza su per questi verdi crinali e queste colline che si sono svegliate alla grande dal letargo di questo anomalo inverno.




Incominciamo la discesa, e in meno tempo (e con la lingua ritornata nel suo alloggiamento naturale) risbuchiamo all'esterno sulla piazza del paese, pronti per l'ultimo giro e le ultime foto.



Stupenda questa Castell'Arquato, davvero ci dispiace doverla lasciare perchè un gioiellino così avrebbe richiesto forse un altro po' di tempo per essere esplorato anche nei suoi angolini più nascosti.
Torniamo giù al baretto di prima per l'aperitivo mio e il gelato di Selene

e poi verso le 18 ci rimettiamo in marcia, almeno per dare un senso alla calzamaglia termica di lei, che ora finalmente può, con l'aria che si prende in moto, almeno mitigare un po' quell'inferno sintetico che si cela sotto i suoi jeans.
Castell'Arquato scompare pian piano nello specchietto, e la nostra Super Ténéré ci riconduce pian piano a casa lungo il sentiero dell'andata: Fiorenzuola d'Arda, Cremona e poi i 60 km di statalona verso Mantova, dove arriviamo stanchi ma soddisfatti di questa domenica a spasso tra la Natura dell'Appennino e le pieghe che avvolgono la Storia dell'uomo.
E soddisfatti, soprattutto, per non avere autografato dei preziosissimi affreschi del '400...