Capitolo III: L’Odissea per Lanzarote
Ultimo giorno a Fuerteventura. Come ogni finale che si rispetti ci deve essere l’incontro-scontro con il nemico, e lui questo lo sa. Infatti oggi il vento è tremendo!
Carichiamo la moto, un’ultima occhiata in giro e salutiamo questo pezzo d’isola. Per tornare al traghetto decidiamo di prendere la strada costiera.
Lungo la strada il vento è trasversale, forte e costante, cerco di appoggiarmi per guidare più dritto possibile e lui, per tutta risposta, mi prende a schiaffi il casco e a calci la moto! Non riesco ad andare in linea retta, sbando a destra e sinistra, ma tengo duro, devo arrivare al traghetto e lasciare quest’isola.
Quando siamo quasi a Corralejo inizio a pensare di avercela fatta, che ingenuo… Quell’infame di Eolo ha in serbo un’ultima carta: una tempesta di sabbia. Già perché vicino a Corralejo c’è un parco naturale caratterizzato da dune di sabbia e, guarda caso, mentre percorrevamo quella strada il vento soffiava proprio da queste dune verso la strada.
La moto che sbanda, sabbia leggera sull’asfalto e macchine di turisti che procedono a rilento, l’infame ha pianificato proprio bene questa trappola. Ma ormai siamo vicini, stringo i denti e vado avanti. Mi sembra di essere Ulisse che combatte per tornare ad Itaca.
Finalmente ecco la città! In mezzo alle vie il vento è meno forte, posso prendere fiato, ma non c’è tempo. Mi fiondo al porto ed arrivo giusto in tempo per vedere la partenza del traghetto, vento maledetto hai vinto la battaglia!
Arriviamo a Lanzarote con due ore di ritardo sulla tabella di marcia e di nuovo ci accoglie il vento, ma qui è meno forte, meno arrogante, meno prepotente. Già perché questa non è la sua isola, qui è un ospite come lo siamo noi. Sulla strada ci fermiamo a rendere omaggio al vero padrone di Lanzarote: Efesto.
Questi, trecento anni fa, ha ricoperto un terzo dell’isola con lava e ceneri, donandole un aspetto unico.
Per ora salutiamo i vulcani, li incontreremo nuovamente più avanti, per dirigerci a Tabayesco, nel selvaggio nord, dove ci aspetta la nostra prossima base.
Prima di arrivare al paese, tuttavia, c’è da percorrere il famigerato Malpaso. Una serie di curve e tornanti che serpeggiano lungo una gola per poi sfociare al mare. Sembra una dantesca discesa negli inferi.
Dopo il tortuoso percorso arriviamo a destinazione e già pregusto la seguente giornata, che inizia con un pensiero abbastanza insano.
Si torna di corsa nella zona dei vulcani perché avevo notato un certo sentiero che si snodava dalla strada e che costeggiava il confine del parco nazionale…
Arrivati lo prendo al volo! Il fondo è costituito da lapilli vulcanici piusttosto grossolani che sono tutt’altro che compattati. La moto affonda, balla, beccheggia… sembra una nave in balìa delle onde! Dal canto mio non posso far altro che assencondare il movimento e dare qualche zampata quando serve. Ma vale la pena ogni singolo centimetro.
Stiamo su della lava tra l’oceano e i vulcani; solo a Lanzarote è possibile una cosa del genere.
Tutto d’un tratto la strada migliora, il fondo si compatta, ho una specie di deja vu… Giudo la moto molto più rilassato ed arrivo ad un incrocio, destra verso il nastro d’asfalto e sinistra verso l’oceano, voi che avreste fatto?
Dopo pochi chilometri ci ritroviamo in un posto isolato, deserto, dove l’oceano con forza cerca di scalfire la nera roccia vulcanica, in poche parole Playas de las Malvas. Non mi dilungherò in descrizioni, sarebbero inutili, questo è un luogo da vedere e vivere.
Nel pomeriggio andiamo a casa del dio, al Parco Nazionale del Timanfaya, da dove è partita l’ultima eruzione. Il parco è off limits, quindi entriamo pagando il biglietto e ci fanno posteggiare sotto un ristorante costruito sulla bocca di un vulcano che utilizza il calore della terra per cucinare. Saliamo sul pullman per la visita, qui Efesto mostra i muscoli, fa capire come un suo semplice gesto può portare un’immane distruzione.
Purtroppo non ci fanno scendere, c’è una registrazione che spiega, in varie lingue, la storia di Lanzarote e dei suoi vulcani. Lo spettacolo al di là del finestrino è assurdo, surreale, alieno, Marte o la Luna me li immagino così, potrebbe anche non esserci ossigeno fuori dal bus. Quello che è evidente è che non c’è vita e chissà ancora quanto si dovrà aspettare per vederne una.
Il pullman gira attorno ai vulcani, all’interno delle colate laviche e sopra le bocche esplose. Cenerei e rocce vulcaniche disegnano il panorama con colori molto saturi e contrasti violenti, il mare e il cielo creano un’azzurra cornice a questo quadro.
Con questo spettacolo ancora negli occhi ce ne torniamo al B&B, oggi è stata una giornata fantastica!