Re: argomento a piacere per Maculato che s'annoia
Inviato: 22/06/2016, 7:16
07 Pillole di saggezza - L'Agorà
Affezionatissime lettrici, eccomi di nuovo a voi. Ieri la rubrica è stata sospesa per un attimo ma adesso è nuovamente qui per dare risposte alle vostre domande. Ma oggi non risponderò, vi racconterò.
Comunicare è importante. Ti fa sentire meno solo, parte dell'altro, parte del tutto. I mezzi di comunicazione sono molteplici e ormai tecnologicamente avanzatissimi. Puoi comunicare con il famoso aborigeno dall'altra parte del mondo, puoi scrivere un messaggio whatsup a tua figlia che sta nella sua stanza mentre tu guardi la partita sul divano in sala. Sul web condividi la tua posizione, il tuo stato d'animo, la foto in spiaggia con le bbocce de' fori, le foto di tuo figlio minorenne mentre sta con il culo di fuori in spiaggia. Poi dichiari urbi et orbi, perché uno più cretino di te ti ha detto che ha letto che un avvocato gli ha scoperto che i tuoi dati personali vengono tracciati, che non dai il consenso a facebook per utilizzarli.
Ma la vera comunicazione è quella ancestrale. Quella che gli ominidi hanno raffinato in migliaia, milioni di anni di evoluzione per sopravvivere nella savana o nelle foreste. La voce che attraversa lo spazio e si spande nell'aere. Così, situazioni che in un primo momento potrebbero sembrare inopportune, ti rendi conto che sono solo la manifestazione di una necessità primaria e ancestrale. Comunicare.
I 107 passi del corridoio del reparto si trasformano quindi, in Agorà Ateniese. Forse più in una specie di mercato del pesce. Infermieri e operatori sanitari comunicano tanto sveltamente quanto efficacemente da una punta all'altra del reparto utilizzando un perfetto codice medico:
- TESO', AL LETTO VENTISETTE JE FAMO L'ANTIBIOTICO E PURO UN LAVAGGETTO? ....Il messaggio viaggia per un paio di secondi attraverso il corridoio fino al destinatario....
- NO, AMO'! L'ANTIBIOTICO L'HO GIÀ FATTO IO. FAJE SOLO IL LAVAGGETTO E POI IL CLISTERE.
-
Per le 11:00 dovrebbe pure passare il pescivendolo con gli sgombri e le triglie e l'ape con la verdura e le patate.
Ma ovviamente non è solo mercato del pesce, non è solo agorà. Il corridoio è il punto nodale in cui si articolano tutte le attività di reparto. Si comincia la mattina quando il sole è appena sorto. Intorno alle 6/6:30 passano gli infermieri che stanno concludendo il turno della notte per prendere la temperatura e la pressione. Li senti che stanno arrivando dai "Buongiorno" che sparano man mano che entrano nelle stanze. Poi irrompono nella tua, accendono la luce - ma quanto so' forti i neon degli ospedali? - e ti ficcano il termometro nell'orecchio: 36.4!
Poi misurano la pressione. Due pompatine..... 100 con 50. Se continua a restare così bassa domani mattina mi devono riesumare per misurarla di nuovo.
Vanamente cerchi di riprendere sonno. Non ci riesci perché nel frattempo continuano a sparare "Buongiorni" a 100 decibel e perché hanno lasciato la luce accesa.
Colazione intorno alle 8:00. Si ricomincia con i carrelli che sfrecciano per il corridoio, vassoi, tazze di latte, orzi e fette biscottate. E poi terapie, siringhe flebo, cateteri e drenaggio. Il tutto si articola con una perfetta e coordinata danza di carrelli che sfrecciano ordinati. Sembra di vedere i filmati dove il traffico delle metropoli scorre perfettamente segmentato dai semafori. Ma io mi chiedo, ma che città sarà mai quella? Nel frattempo passano pure le pulizie. La signora ripassa tutte le stanze, spolvera, spazza e da lo scopettone candeggiante due volte al giorno. È più pulito il pavimento del tavolo dove faccio la colazione. La signora del vitto, porta via il vassoio ma non pulisce.
Poi pranzi, visite dei parenti, visite mediche, ancora terapie, cateteri flebo e drenaggi, cene, visita parenti e, finalmente silenzio. Pian piano rallenta il ritmo del corridoio. Le urla della savana sono sostituite dal brusio della sera. Qualche paziente che parla al telefono o ascolta musica. Si abbassano le luci e arriva la notte. Il bello arriva all'ora delle streghe. Quando verso mezzanotte ripassano a prenderti la temperatura e la pressione.
E tu pensi, minchia alle sei questi ritornano.
Affezionatissime lettrici, eccomi di nuovo a voi. Ieri la rubrica è stata sospesa per un attimo ma adesso è nuovamente qui per dare risposte alle vostre domande. Ma oggi non risponderò, vi racconterò.
Comunicare è importante. Ti fa sentire meno solo, parte dell'altro, parte del tutto. I mezzi di comunicazione sono molteplici e ormai tecnologicamente avanzatissimi. Puoi comunicare con il famoso aborigeno dall'altra parte del mondo, puoi scrivere un messaggio whatsup a tua figlia che sta nella sua stanza mentre tu guardi la partita sul divano in sala. Sul web condividi la tua posizione, il tuo stato d'animo, la foto in spiaggia con le bbocce de' fori, le foto di tuo figlio minorenne mentre sta con il culo di fuori in spiaggia. Poi dichiari urbi et orbi, perché uno più cretino di te ti ha detto che ha letto che un avvocato gli ha scoperto che i tuoi dati personali vengono tracciati, che non dai il consenso a facebook per utilizzarli.
Ma la vera comunicazione è quella ancestrale. Quella che gli ominidi hanno raffinato in migliaia, milioni di anni di evoluzione per sopravvivere nella savana o nelle foreste. La voce che attraversa lo spazio e si spande nell'aere. Così, situazioni che in un primo momento potrebbero sembrare inopportune, ti rendi conto che sono solo la manifestazione di una necessità primaria e ancestrale. Comunicare.
I 107 passi del corridoio del reparto si trasformano quindi, in Agorà Ateniese. Forse più in una specie di mercato del pesce. Infermieri e operatori sanitari comunicano tanto sveltamente quanto efficacemente da una punta all'altra del reparto utilizzando un perfetto codice medico:
- TESO', AL LETTO VENTISETTE JE FAMO L'ANTIBIOTICO E PURO UN LAVAGGETTO? ....Il messaggio viaggia per un paio di secondi attraverso il corridoio fino al destinatario....
- NO, AMO'! L'ANTIBIOTICO L'HO GIÀ FATTO IO. FAJE SOLO IL LAVAGGETTO E POI IL CLISTERE.
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Per le 11:00 dovrebbe pure passare il pescivendolo con gli sgombri e le triglie e l'ape con la verdura e le patate.
Ma ovviamente non è solo mercato del pesce, non è solo agorà. Il corridoio è il punto nodale in cui si articolano tutte le attività di reparto. Si comincia la mattina quando il sole è appena sorto. Intorno alle 6/6:30 passano gli infermieri che stanno concludendo il turno della notte per prendere la temperatura e la pressione. Li senti che stanno arrivando dai "Buongiorno" che sparano man mano che entrano nelle stanze. Poi irrompono nella tua, accendono la luce - ma quanto so' forti i neon degli ospedali? - e ti ficcano il termometro nell'orecchio: 36.4!
Poi misurano la pressione. Due pompatine..... 100 con 50. Se continua a restare così bassa domani mattina mi devono riesumare per misurarla di nuovo.
Vanamente cerchi di riprendere sonno. Non ci riesci perché nel frattempo continuano a sparare "Buongiorni" a 100 decibel e perché hanno lasciato la luce accesa.
Colazione intorno alle 8:00. Si ricomincia con i carrelli che sfrecciano per il corridoio, vassoi, tazze di latte, orzi e fette biscottate. E poi terapie, siringhe flebo, cateteri e drenaggio. Il tutto si articola con una perfetta e coordinata danza di carrelli che sfrecciano ordinati. Sembra di vedere i filmati dove il traffico delle metropoli scorre perfettamente segmentato dai semafori. Ma io mi chiedo, ma che città sarà mai quella? Nel frattempo passano pure le pulizie. La signora ripassa tutte le stanze, spolvera, spazza e da lo scopettone candeggiante due volte al giorno. È più pulito il pavimento del tavolo dove faccio la colazione. La signora del vitto, porta via il vassoio ma non pulisce.
Poi pranzi, visite dei parenti, visite mediche, ancora terapie, cateteri flebo e drenaggi, cene, visita parenti e, finalmente silenzio. Pian piano rallenta il ritmo del corridoio. Le urla della savana sono sostituite dal brusio della sera. Qualche paziente che parla al telefono o ascolta musica. Si abbassano le luci e arriva la notte. Il bello arriva all'ora delle streghe. Quando verso mezzanotte ripassano a prenderti la temperatura e la pressione.
E tu pensi, minchia alle sei questi ritornano.