Domenica Mattina
Inviato: 29/03/2020, 14:04
Domenica Mattina
29 marzo 2020
Non è suonata la sveglia, eppure mi sono svegliato lo stesso. Non ho più sonno ma non ho nemmeno voglia di alzarmi dal letto; sarà che sono tutto incriccato. Però mi devo alzare, è come se avessi un appuntamento.
Ho la faccia impastata dal sonno, non sento le mani, tutto è molto confuso, quasi irreale, senza odore. Così come sono apro la porta di casa e il verde acido del giardino mi si appiccica splendente sugli occhi. Faccio le scale, entro in garage. Anche qui niente odore, nemmeno il solido odore di pellet della caldaia. Prendo il casco, apro l’altra anta della porta del garage e vado via in moto. Per fortuna che ieri pomeriggio ho fatto il cambio dell’olio, penso. Penso anche, malgrado sia fine Marzo, non sento il freddo dell’aria sulle mani; sono pure senza giacca.
Prima, seconda, terza poi quarta e di nuovo terza. Il ritmo delle curve, come un metronomo, batte il tempo di questo surreale momento. Le curve, una dietro l’altra, sfilano morbide, la moto piega, accelero leggermente per riprendere la traiettoria. Quarta. Freno. Poi di nuovo terza, imposto la curva a destra e poi anche la successiva. Poi ancora un rettilineo e il vento sul casco comincia a vibrare come la colonna sonora di questi attimi senza odore ma pieni di colori.
È un suono grave e vibrato. La luce passa attraverso le foglie degli alberi creando un effetto stroboscopico. Al limite della crisi epilettica. Poi finisco gli alberi e la campagna torna ad essere verde acido e gialla.
Il rumore del vento sul casco, il motore che prende giri asincronamente con il susseguirsi delle curve. Potrei continuare a guidare per ore. L’iniziale agitazione si allenta, guidare ha aperto le valvole e la pressione dell’angoscia di questi giorni comincia a sfogare, una strana sensazione di calore mi pervade. È sono senza giacca. Tenere insieme curve, motore, il suono del vento, è come una terapia. Mi rasserena, mi pettina i pensieri. Il rumore del vento smette improvvisamente, interrotto dall’abbaiare sordo di un cane. Ancora un abbaio, un altro e poi un altro ancora. Mi alzo dal letto e vado ad aprire a porta a Lidia che vuole uscire per pisciare. Nel frattempo, si sono fatte le 10, o le 11? Non ci capisco un cazzo con questo cambio dell’ora.
Forse è meglio attivarsi e cominciare a pulire casa che è ridotta una discarica.
29 marzo 2020
Non è suonata la sveglia, eppure mi sono svegliato lo stesso. Non ho più sonno ma non ho nemmeno voglia di alzarmi dal letto; sarà che sono tutto incriccato. Però mi devo alzare, è come se avessi un appuntamento.
Ho la faccia impastata dal sonno, non sento le mani, tutto è molto confuso, quasi irreale, senza odore. Così come sono apro la porta di casa e il verde acido del giardino mi si appiccica splendente sugli occhi. Faccio le scale, entro in garage. Anche qui niente odore, nemmeno il solido odore di pellet della caldaia. Prendo il casco, apro l’altra anta della porta del garage e vado via in moto. Per fortuna che ieri pomeriggio ho fatto il cambio dell’olio, penso. Penso anche, malgrado sia fine Marzo, non sento il freddo dell’aria sulle mani; sono pure senza giacca.
Prima, seconda, terza poi quarta e di nuovo terza. Il ritmo delle curve, come un metronomo, batte il tempo di questo surreale momento. Le curve, una dietro l’altra, sfilano morbide, la moto piega, accelero leggermente per riprendere la traiettoria. Quarta. Freno. Poi di nuovo terza, imposto la curva a destra e poi anche la successiva. Poi ancora un rettilineo e il vento sul casco comincia a vibrare come la colonna sonora di questi attimi senza odore ma pieni di colori.
È un suono grave e vibrato. La luce passa attraverso le foglie degli alberi creando un effetto stroboscopico. Al limite della crisi epilettica. Poi finisco gli alberi e la campagna torna ad essere verde acido e gialla.
Il rumore del vento sul casco, il motore che prende giri asincronamente con il susseguirsi delle curve. Potrei continuare a guidare per ore. L’iniziale agitazione si allenta, guidare ha aperto le valvole e la pressione dell’angoscia di questi giorni comincia a sfogare, una strana sensazione di calore mi pervade. È sono senza giacca. Tenere insieme curve, motore, il suono del vento, è come una terapia. Mi rasserena, mi pettina i pensieri. Il rumore del vento smette improvvisamente, interrotto dall’abbaiare sordo di un cane. Ancora un abbaio, un altro e poi un altro ancora. Mi alzo dal letto e vado ad aprire a porta a Lidia che vuole uscire per pisciare. Nel frattempo, si sono fatte le 10, o le 11? Non ci capisco un cazzo con questo cambio dell’ora.
Forse è meglio attivarsi e cominciare a pulire casa che è ridotta una discarica.